Roberto Rebufello
     

Il Centro del Centro del Bosco

Roberto Rebufello

"Il Centro del Centro del Bosco"

Ed. MAGEMA, Carcare (SV)
Ottobre 2009

Euro 10,00

ISBN 978-88-89169-35-3

pagg. 104

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Mordente il Serpente senza un dente

È facile fare rime facili com’è inutile fare rime inutili: le assonanze accarezzano i nostri padiglioni auricolari con dolcezza, mentre le dissonanze stridono al nostro gusto del perfetto.

Una s ssasina la trovi a volte a San Lazzaro di Savena nel Prato delle Tartarughe, un posto magico dove abitano, da tempo infinito, otto tartarughe splendide.

A volte, in primavera, passano per il prato alcune comitive di serpenti, obbligati da debiti karmici a percorrere quella strada per andare in vacanza, comunque “per andare”, come se il destino di ogni serpente fosse passare per quel prato incantato.

Capita appunto in primavera di sentire imprecazioni ed urla: “Ssasina...tortuga sssasina”.

Sono i serpenti che lanciano questi urli mentre attraversano il prato magico di San Lazzaro di Savena; fra l’altro gridano senza motivo o forse per esorcizzare la paura…

I Serpenti che transitano da anni sul prato magico di San Lazzaro sanno che le tartarughe non si devono toccare e sanno che, se lasciate stare, non attaccano mai.

Purtroppo, e ripeto purtroppo, a Mordente tutto questo non importava.

Era capitato a San Lazzaro di Savena per una scommessa. Con i suoi fratelli Andante e Gruppetto aveva scommesso che sarebbe partito per le ferie attaccato all’auto di quello strano tipo che abita nel Centro del Centro del Bosco.

Così fu.

Una mattina sgusciò velocemente sul sedile dietro, mentre lo strano tipo caricava di valigie l’auto e partiva. Mordente era in viaggio. Dal finestrino salutò i fratelli con uno splendido sorriso; i denti luccicavano e brillavano sotto il sole della prima mattina.

Mordente era fiero della dentatura perfetta che madre natura gli aveva donato e non mancava mai di elargire gratuiti sorrisi, solo per mettere in evidenza una bocca magnifica.

Mordente, dal finestrino, aveva quell’aria sorniona di chi si sente più furbo, più avventuriero, più folle e vero (e con la rima sono a posto).

Quello strano tipo era stato invitato a San Lazzaro di Savena per il matrimonio di un vecchio amico. Il caso volle che l’amico in questione, il Genio, fosse il custode del Prato Magico delle Tartarughe di San Lazzaro di Savena. Il Genio abitava e custodiva il Prato Magico e le tartarughe da anni anni e anni. Il fato aveva scelto lui per vegliare su quel segreto e il fato non sbaglia mai: sa dove ci sono esseri speciali e affida loro un compito.

Il Genio è un essere speciale.

Giunti a destinazione, Mordente scese dall’auto per sgranchirsi e vide il Prato Magico: non potè resistere e si avventurò in giro qua e là, era felice e contento e cantava la sua canzone preferita a squarciagola: “Certe notti la macchina è rotta…

Mordente era felice di essere in quel luogo incantato. Stava bighellonando e guardandosi in giro quando, da un ciuffo d’erba, sbucò alla velocità della luce, una Tartaruga. Mordente non capì bene cosa fosse quella cosa veloce e scattante e d’istinto morse con tutta la forza che aveva.

Il morso si spaccò sul guscio e lì Mordente perse un dente.

La Tartaruga si fermò, riconobbe in Mordente un forestiero e ci rimase male per l’accaduto. Lui, in forte imbarazzo, vedeva il suo dente conficcato sulla schiena della bestia che, pur senza ferire, aveva attaccato senza ragione.

I due si guardarono a lungo, poi Mordente disse, confuso e con voce tremante: “Scusa... non volevo… sono lontano da casa… mi chiamo Mordente… abito nel Centro del Centro del Bosco... Sono partito per una vacanza-scommessa... non avevo mai attaccato nessuno... da dove arrivo io non si attacca mai… sono senza parole... scusami se puoi...”

La Tartaruga con voce calma rispose: “Pensavo fossi un Serpente ssasino, di qui ne passano molti, ma nessuno osa attaccare le Tartarughe del Prato Magico Vacca di un Mulinaio.”

Poi aggiunse: “Ciao… il mio nome è Uga… Uga la Tartaruga…”

“Piacere, Mordente”.

Divennero buoni amici. La Tartaruga invitò Mordente nella sua tana, lo sfamò e gli fece bere un infuso per curare la gengiva massacrata; lo ospitò giusto un paio di giorni con la promessa di andarlo a trovare nel Centro del Centro del Bosco.

Ecco perché Mordente è il Serpente senza un dente.

Il giorno dopo il matrimonio del Genio, lo strano tipo ripartì e Mordente con lui. Il viaggio di ritorno fu lungo e un po’ triste per i due che viaggiavano insieme senza saperlo.

Entrambi avevano lasciato un amico e nel cuore aleggiava quella malinconia piccola che accarezza e forse sfiora solo quelli più sensibili, persone rare e uniche.

Mordente pensava che sarebbe tornato a casa senza un dente, un canino per giunta, un dente importante, ma se non l’avesse perso, mai e poi mai avrebbe trovato una nuova amica come Uga la Tartaruga: quindi non era così triste.

A volte, per vivere un’esperienza nuova e trovare un amico, devi perdere qualcosa.

A volte ricevi qualcosa senza volerlo.

La Tartaruga rimase con il dente conficcato sul guscio: sembrava un piercing.

Quel dente le diede fascino e sicurezza e la sensazione di “sentirsi diversa”, che è in fondo ciò che tutti cercano e che tutti hanno già di serie.

L’amicizia a volte inizia così, con un morso o un pugno.


Questo è un libro speciale, come si sono accorti coloro che hanno già potuto sfogliarlo. Difficile definirlo romanzo… o antologia di racconti… assolutamente non raccolta di favole. Nel frenetico quotidiano di questi anni difficili, Fiello è riuscito a ritagliarsi uno spazio speciale, un suo mondo altalenante e alternativo tra il privatissimo privato e i contatti profondi, allegri, giocosi, filosofici con i suoi amici e chi incontra ogni giorno. E come ci regala la sua musica, ogni volta che lo andiamo a trovare, così condividerà con noi le emozioni e i sogni, la poesia e il gioco di questa avventura.

 

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COMUNE DI CENGIO (SV)
presenta


Si ringraziano il Comune di Cengio, il Sindaco Ezio Billia,
l'Assessore Manuela Benzi per la grande disponibilità

La presentazione del libro è articolata attraverso la lettura di 4 storie, con un sottofondo musicale composto dal professor Alberto Bellavia, al pianoforte, mentre al clarinetto il maestro Luca Sciri, alle percussioni il maestro Marco Canavese con il supporto del Sound Engineer Luca Toffani per gli effetti speciali.
Letture di Francesca e Gianni Cepollini, Luca D'Angelo.

... dal primo spettacolo realizzato al Teatro del Palazzo di Città a Cairo Montenotte.
Alberto Bellavia al pianoforte, Luca Sciri al clarinetto, Marco Canavese alle percussioni, Luca Toffani agli effetti speciali.
Attori: Augusta Petrini, Silvio Eiraldi, Luca D'Angelo.

 
Chi è Roberto Rebufello

 

Lo sanno bene tutti quelli che lo apprezzano per la sua musica, la sua allegria, il suo grande sorriso e la sua sensibilità. Vive in una vecchia casa nella campagna che circonda Cairo Montenotte (SV), a stretto contatto con la natura, lontano dal caos cittadino. E da questo si capisce tanto del perché di questo libro…

Si è laureato con lode e menzione in sassofono presso il Conservatorio di Musica "N. Paganini" di Genova ed ha ottenuto il prestigioso Dottorato Fellowship presso il Trinity College di Londra.

Artista da sempre, svolge attività di musicista, insegnante e scrittore.

Roberto Fiello    Fiello ad una presentazione