Teobaldo Rossigno
     

Altare  la via Paleologo

Teobaldo Rossigno

"Altare la via Paleologo"

Ed. MAGEMA, Carcare (SV)
giugno 2009

QUESTO LIBRO NON SARA' POSTO
IN COMMERCIO


ISBN ISBN 978-88-89169-38-4

pagg. 64

Questa pubblicazione nasce postuma in quanto raccoglie le memorie dell'Architetto Teo Rossigno, che Lui ha redatto poco prima della morte. Abbiamo riprodotto il manoscritto originale e successivamente trascritto il testo, senza aggiungere altre immagini o fotografie, proprio per lasciare la traccia dei Suoi ultimi pensieri a chi ha amato e stimato questa grande figura di artista, intellettuale e professionista altarese.

Prefazione della dott.ssa Carlotta Oliveri

C’è molto di Fellini in questa sorta di “zibaldone” del compianto architetto Teo Rossigno, nonostante proprio lui avesse sempre preferito sia il neorealismo crudo di Roberto Rossellini sia l’eleganza decadente di Luchino Visconti rispetto al dirompente regista romagnolo.

Come non possono tornare alla mente i ritratti e le suggestioni di Amarcord sfogliando sia i pensieri sia le sensazioni incompiute della sua Via Paleologo: le “macchiette” del quartiere, l’affascinante sfarzo del primo periodo fascista, gli incontri degli ormai ex-ragazzi della “via Pal”.

Tuttavia le atmosfere altaresi evocate da Teo Rossigno sono spesso più elitarie e snob di quelle felliniane. Teo – classe 1924 – e i suoi amici erano molto precoci in ambito intellettuale: poco più che ventenni, avevano dato vita a un vero e proprio salotto culturale, in cui si alternavano la musica jazz (importata dagli Usa grazie al chimico Piero Ascheri, sempre in trasferta in giro per il mondo), il teatro di Shakespeare (in cui – come ai tempi del drammaturgo inglese – le parti femminili erano recitate da uomini) e l’esistenzialismo di Sartre. Una lettura clandestina quest’ultima, perché ancora vietata dall’Indice, e che svela il lato ribelle e controcorrente dei ragazzi della “via Pal”, in questo molto più anticonformisti dei loro coetanei di oggi (anche se non disdegnavano divertimenti più “futili”, come il boogie woogie). Facevano parte della compagnia vetrai, chimici dell’industria Ferrania, professionisti e quattro ragazze di nemmeno vent’anni: Franca Bruzzone, Maria Rosa Sguerso, Pepi Bordone e Armanda Peluffo. Quel che oggi si dice – con un termine ormai un po’ inflazionato – la “meglio gioventù”.

Una vivacità intellettuale, questa, importata in Valbormida da Teo Rossigno anche grazie alla sua esperienza torinese. Laureatosi in Architettura al Politecnico del capoluogo piemontese, vivendo in una grande città aveva potuto conoscere in anteprima tutte le novità culturali dell’epoca: cinema, teatro, musica, letteratura. Senza però mai dimenticare il suo “lessico familiare”: Teo ha sempre amato e parlato il dialetto, nonostante la sua formazione cittadina e i suoi innumerevoli viaggi in ogni parte del mondo.

Ma Teo aveva anche sperimentato il fango e le sofferenze della guerra, l’esperienza del fronte, tornando ad Altare magrissimo e minato nel fisico tanto da dover avvalersi del bastone, pur essendo soltanto un ventenne.

Grande ammiratore del futurismo di Marinetti (tanto da amare, proprio come i futuristi, le auto e la velocità, che gli costarono un brutto incidente negli anni Sessanta), del cinema (e, tra gli attori, sopra tutti stava Marlon Brando) dell’arte in generale e dei vetri di Altare in particolare (ne possedeva una splendida collezione, di cui fece anche una mostra), ma anche del buon cibo e – soprattutto – della buona compagnia, aveva l’abitudine di rivolgersi a poche amiche “elette” chiamandole “la divina”.

   
 
Chi era Teobaldo Rossigno

 

Ancora dalla prefazione della dott.ssa Carlotta Oliveri:

Ma chi era Teo Rossigno? Un professionista che ha lasciato la sua cifra stilistica nelle architetture del savonese? Un intellettuale appassionato di tutte le forme d’arte, che si infervorava se qualcuno osava soltanto criticare il “suo” Roberto Rossellini? Un esteta che viveva letteralmente per i suoi vetri, i suoi quadri, i suoi oggetti raccolti tanto ad Altare quanto in giro per il mondo negli ultimi 50 anni? Un’artista in grado di rendere unico un piatto o una tela con pochi tratti di pennarello?

A mio avviso, era tutto questo, e molto altro ancora.