MAGEMA

Gli scorci della Valle Bormida

 
Cengio



 

Cengio alto - panorama
VEDUTA DI CENGIO ALTO

Uno dei caratteri ricorrenti che accomuna i vecchi borghi è quello di essere sorti su un'altura. Diversi sono i motivi che hanno spinto l'uomo a porre i propri insediamenti in luoghi elevati: la salubrità sulla collina rispetto alla valle spesso paludosa e malsana, la posizione favorevole di difesa nei confronti del nemico, la ricchezza dei boschi circostanti che forniscono frutti e legname. Forse questa è stata anche l'origine di Cengio, "Cinglum", che deve il suo nome ai cengi (speroni rocciosi) che si trovano sul territorio. Il nucleo originario del comune, a 20 chilometri dalla costa ligure e a 30 dalla dorsale prealpina, è l'antica frazione di Cengio Alto, su una collina, mentre gli abitati di Cengio, Genepro e Bormida si trovano sulla riva destra del fiume.

Antichi sentieri si diramano sul territorio toccando tutte le frazioni che, ognuna con la propria cappella e il proprio santo patrono, sono caratterizzate da tipiche costruzioni in pietra, addossate alle pareti rocciose del Salto.

Agli inizi del secolo la popolazione di Cengio si è spostata dalle colline verso il fondovalle, lungo le sponde del fiume Bormida, per costituire l'attuale centro abitato, un importante sito industriale.

Cengio - litografia
Plan de la plaine au nord du Chateau de Cencio
Plan des ruines du Chateau de Cencio

De Chatillon, Relation du voyage fait en 9bre 1792 par le Comd. De Chatillon
dans les Langues et partie du Haut Montferrat.

La data del 1792 la dice lunga sui reali scopi di questi viaggi, seguiti da minuziose relazioni. Questi comandanti-viaggiatori altro non preparavano se non la guerra che tra pochi anni avrebbe sconvolto l'Europa partendo proprio da queste vallate. In questa carta viene rilevata la posizione del Castello di Cengio, di cui viene redatta una piantina, e le sue adiacenze, con Cengio Alto e Valgelata. Più in basso, circondata dall'ansa della Bormida, è disegnata una piana - con le cascine di Ponsano - ai margini della quale è annotato un avvertimento: "Sables mouvans". Nella stessa area, un secolo dopo, sarà installato lo stabilimento di esplosivi SIPE e quindi l'ACNA.

L’antico paese era dominato dalle rovine di un grandioso castello. Compreso nella marca aleramica (secolo X), nel 1091 divenne possesso di Bonifacio del Vasto, dal quale passò ai Del Carretto (secolo XII) che vi costruirono un grande castello. Assediato dagli Spagnoli nel 1648, il paese e il castello rimasero gravemente danneggiati. Feudo imperiale, fu annesso al Regno di Sardegna con la pace di Vienna (1735). Del castello di Cengio Alto, imponente costruzione medievale dei Del Carretto abbattuto dagli Spagnoli restano poche rovine.

Cengio - Chiesa parrocchiale della Natività di Maria

Oggi del vecchio borgo sono rimaste parecchie case, alcune, in verità, un po' fatiscenti. Sulla piazzetta del borgo di Cengio Alto fu costruita nel XVII secolo la parrocchiale della Natività di Maria, porticata, che domina, dall'alto del poggio, il nucleo abitativo; l’edificio ha subito alterne vicende nel corso dei secoli.

Alla chiesa si accede attraverso una scalinata. All'interno, lo stile barocco è ben evidente, ma in modo sobrio e puro nelle linee. La navata è a pianta aulare, coperta da una volta a botte decorata con un grande affresco, opera di Giovanni Borgna, che illustra l'Assunzione della Vergine (1888). Sul lato sinistro vi è il fonte battesimale, assai contenuto, caratterizzato da un catino in marmo sormontato da un minuscolo armadio sulla cui porticina è dipinto il Battesimo di Gesù.

Seguono le cappelle. La prima è detta della Madonna Addolorata, così infatti si evince dal grande quadro raffigurante la Madonna che tiene sulle ginocchia il Cristo morto.

La seconda cappella è dedicata alla Madonna del Rosario. Sulla parete di fondo vi sono i tondi con i 15 Misteri del Rosario che incorniciano la nicchia destinata a contenere la statua della Vergine col Bambino.

Allorché Filippo Martinengo, detto il Pastelica, noto scultore savonese, autore, fra l'altro, di alcune celebri "casse" della Processione del Venerdì Santo, realizzò nel XVII secolo il gruppo che gli era stato commissionato, l'umidità della nicchia della cappella lo costrinse a dover rifare la statua. Divenendo il gruppo di dimensioni maggiori, esso venne posizionato su un trono all'esterno della nicchia (nella quale fu posta una Madonna su tavola che fu commissionata durante il lavoro di rifacimento della statua), con quattro putti agli angoli della statua stessa.

Sul lato destro della navata, dopo la scala che accede alla tribuna della cantoria, si apre la prima cappella detta di S. Luigi Gonzaga. Il medaglione, del XIX secolo, rappresenta il Santo inginocchiato davanti alla Vergine ed al Bambino. Sopra l'altare si trova una teca-reliquiario, in legno ed argento, proveniente dal Convento delle Monache di S. Stefano in Millesimo, allorché, in epoca napoleonica, vi fu la soppressione dell'ordine religioso.

La seconda cappella, dedicata a S. Carlo Borromeo, è della fine del XVIII secolo. Il grande quadro, collocato sopra l'altare, rappresenta il Santo in vesti cardinalizie, circondato da altri Santi. Il quadro è stato restaurato nell'anno 2001 e presentato durante la Festa Patronale di quello stesso anno. Sopra l'altare vi è un piccolo tabernacolo di legno dipinto, in stile rococò. Da notare il grande leggìo ligneo della fine del XIX secolo.L'abside è delimitata da una balaustra in marmo bianco.

Si apprezzano: l'altare, dalla linea molto sobria, rivestito di marmi policromi, e la cui parte inferiore è stata recentemente riportata alla luce dopo la rimozione del paliotto, ora visibile nel museo. Esso è sormontato da un tempietto in legno dorato e da un crocifisso di epoca tardo medievale. Il tutto è coronato dal baldacchino recentemente restaurato.

 

Cengio - Volta della chiesa parrochiale

Dietro l'altare è collocato il coro ligneo, che fu uno dei primi arredi presenti nella Chiesa dal 1667. Nota curiosa: la decorazione IHS e la data "1907", che si presume sia relativa ad una ripulitura. Le pareti dell'abside sono ricoperte da quadri la cui origine risale alla dominazione spagnola in Italia. Essi raffigurano: la Nascita di Gesù Bambino, a sinistra, l'Adorazione dei Magi, a destra e, sul fondo, la Nascita della Beata Vergine.

Sono altresì degne di nota le due immagini dei Santi Pietro e Paolo, eseguite dal Borgna nel XIX secolo con colori monocromatici, utilizzando la tecnica del "trompe l'oeil".

A fianco della chiesa si trova la piccola area espositiva, in cui sono conservati antichi paramenti e arredi sacri.

Dietro la Chiesa vi è l'antico Oratorio della Confraternita trinitaria dei "Battuti Bianchi", ora, purtroppo, destinato a stalla e fienile.

Alla memoria del Prof. Renato Pancini è stata posta una targa marmorea sulla facciata. Lo studioso, cengese di nascita, ha sempre tenuto a valorizzare gli aspetti storici ed i segni che costituiscono l'esistenza di una civiltà.
Negli Anni Settanta aveva insegnato Geografia Economica all’Istituto Patetta di Cairo Montenotte dove aveva poi ricoperto la carica di preside. Impegnato nell'attività sindacale tra le fila dello Snals e rappresentante negli organi collegiali, aveva poi rivestito la carica di preside in un istituto del Piemonte. Con l'inizio degli Anni Novanta era diventato preside del liceo Calasanzio di Carcare. Nel frattempo ha coltivato una delle sue grandi passioni, la poesia, pubblicando diverse raccolte, «Corsaro d'illusione», «Nostalgia», «Notte di Luna», «Il velluto nel tempo», «Se ancora vale l'attesa», «Canzone al gabbo», e il libro di narrativa «La creatura ritrovata». Uno fra i primi collaboratori dell'Unione Monregalese, è stato anche direttore del bollettino parrocchiale «Vita fraterna». L'arrivo dell'età della pensione ha rappresentato una svolta. Si è immerso completamente nell'attività culturale, creando la associazione editoriale «Le Stelle», poi trasformatasi in centro culturale. Uomo di grande cultura, amava le cose semplici, la musica, la natura, i rapporti con la gente. Attento alle nuove generazioni, attraverso la casa editrice prima e il centro culturale poi, ha pubblicato libri di giovani scrittori.
Ci ha lasciato nell’autunno del 2002.
(notizie tratte dal sito http://cengioalto.135.it, dal sito della Provincia di Savona, dal libro a cura di Luigi Ferrando e Alessio Bruzzone "Borghi e castelli di Val Bormida", Edizioni della Biblioteca, Millesimo, 1988)
     

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