Oggi del vecchio borgo sono rimaste parecchie case,
alcune, in verità, un po' fatiscenti. Sulla piazzetta del borgo
di Cengio Alto fu costruita nel XVII secolo la parrocchiale della
Natività di Maria, porticata, che domina, dall'alto del poggio,
il nucleo abitativo; l’edificio ha subito alterne vicende nel
corso dei secoli.
Alla chiesa si accede attraverso una scalinata. All'interno, lo
stile barocco è ben evidente, ma in modo sobrio e puro nelle
linee. La navata è a pianta aulare, coperta da una volta
a botte decorata con un grande affresco, opera di Giovanni Borgna,
che illustra l'Assunzione della Vergine (1888). Sul lato sinistro
vi è il fonte battesimale, assai contenuto, caratterizzato
da un catino in marmo sormontato da un minuscolo armadio sulla cui
porticina è dipinto il Battesimo di Gesù.
Seguono le cappelle. La prima è detta della Madonna Addolorata,
così infatti si evince dal grande quadro raffigurante la
Madonna che tiene sulle ginocchia il Cristo morto.
La seconda cappella è dedicata alla Madonna del Rosario.
Sulla parete di fondo vi sono i tondi con i 15 Misteri del Rosario
che incorniciano la nicchia destinata a contenere la statua della
Vergine col Bambino.
Allorché Filippo Martinengo, detto il Pastelica, noto scultore
savonese, autore, fra l'altro, di alcune celebri "casse"
della Processione del Venerdì Santo, realizzò nel
XVII secolo il gruppo che gli era stato commissionato, l'umidità
della nicchia della cappella lo costrinse a dover rifare la statua.
Divenendo il gruppo di dimensioni maggiori, esso venne posizionato
su un trono all'esterno della nicchia (nella quale fu posta una
Madonna su tavola che fu commissionata durante il lavoro di rifacimento
della statua), con quattro putti agli angoli della statua stessa.
Sul lato destro della navata, dopo la scala che accede alla tribuna
della cantoria, si apre la prima cappella detta di S. Luigi Gonzaga.
Il medaglione, del XIX secolo, rappresenta il Santo inginocchiato
davanti alla Vergine ed al Bambino. Sopra l'altare si trova una
teca-reliquiario, in legno ed argento, proveniente dal Convento
delle Monache di S. Stefano in Millesimo, allorché, in epoca
napoleonica, vi fu la soppressione dell'ordine religioso.
La seconda cappella, dedicata a S. Carlo Borromeo, è della
fine del XVIII secolo. Il grande quadro, collocato sopra l'altare,
rappresenta il Santo in vesti cardinalizie, circondato da altri
Santi. Il quadro è stato restaurato nell'anno 2001 e presentato
durante la Festa Patronale di quello stesso anno. Sopra l'altare
vi è un piccolo tabernacolo di legno dipinto, in stile rococò.
Da notare il grande leggìo ligneo della fine del XIX secolo.L'abside
è delimitata da una balaustra in marmo bianco.
Si apprezzano: l'altare, dalla linea molto sobria, rivestito di
marmi policromi, e la cui parte inferiore è stata recentemente
riportata alla luce dopo la rimozione del paliotto, ora visibile
nel museo. Esso è sormontato da un tempietto in legno dorato
e da un crocifisso di epoca tardo medievale. Il tutto è coronato
dal baldacchino recentemente restaurato.