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FRANCESCO VICHI
Edizioni
Tigullio-Bacherontius € 7,50 + spese di spedizione |
| LA COLOMBIADE,
ovvero la “Savoneide”, è il poema di Savona, la
Divina Commedia dei Savonesi. Infatti esso è diviso in “canti”
e rappresenta un Inferno ricco di personaggi Savonesi del passato
che incontrano l'autore. Il libro è scritto in uno stile antico
e pittoresco, che non è mai pedante o ricercato, ma scorrevole
e vivace, pieno di episodi comici ed esilaranti, infìorato
di termini tratti dal linguaggio quotidiano e da altri volutamente
aulici e grotteschi. Originale
il peccato della Verofìlia, ossia l'amore per il vero, che ha
sempre causato guai a chi se ne è macchiato (chiaramente qui
traspare l'ironia dell'autore). Ironica è anche la collocazione
degli Sconsacrati, cioè chi fu sepolto in terreno sconsacrato,
perché tiepido in materia di religione (Chiabrera).
Colombo non è un condannato, ma continua dopo la morte a scorrazzare con le sue caravelle e i suoi marinai per i regni dell'oltretomba, interrogando l'autore sulla Savona di oggi. Infatti, per campanilismo, l’autore accoglie l'ipotesi, sorta sul finire dell'800, che anche Savona abbia potuto essere la patria di Colombo, considerati i soggiorni documentati che lo Scopritore ha compiuto nella città. Concludendo sullo stile, vi sono molte assonanze, onomatopeie, e certi versi sono autentici scioglilingua; l'inizio dei primi otto canti rimanda ai corrispondenti otto canti dell'inferno dantesco. La professoressa Gabriella Zurli Orioli, durante la presentazione del libro il 2 aprile 1999 nella Sala Consiliare del Comune di Vado Ligure ha fatto i seguenti paragoni con i personaggi del poema dantesco:
La Colombiade
ha ottenuto la Segnalazione di Merito al Concorso "Città
di Savona 1992" ed è stata presentata con successo all'Expò
'92 di Genova; è catalogata tra i volumi di cultura locale
presso la Biblioteca Civica "Barrili" di Savona e nella
Biblioteca della Società "A Campanassa". Riportiamo
ora alcuni stralci dell'opera tra i più significativi: "Anche
se ti m'ae cuntou questu ........................................................... Sacci,
che ti u saviae, incumensandu che "laudator
temporis acti" u l'è. Tante
n'ho viste e l'ean veie parolle. e au
ben vive di sittadin seu ghe impiva
u portu cou zettu de cae e du
Priama pe dane ingiusta penn-a ................................................................... Colombo
continua ancora: sfogo
al desio d'andar fuori dal noto di tra i due emisferi, verso il Loto dietro
al miraggio di novità tante non certo
immaginava io che poi per i regni su e giù dell'oltrevita" Colombo
si offre poi di traghettare, come il Gerione dantesco, l’Autore
nel basso “inferno e vero”, “giù veleggiando
nell'immenso vuoto”, lo invita a salire su una delle caravelle
e incontra i grandi navigatori liguri e savonesi, da Leon Pancaldo
a Anton da Noli, da Caboto ai fratelli Vivaldi in una sorta di apoteosi,
complice il miracolo del sole e della brezza marina, che manda quasi
in estasi lo Scopritore; il particolare della mancanza dei tonfi sull'acqua
lo richiama però alla realtà. "ma
senti bene ciò che il fato volle sol altra
via rimane da seguire: Perciò
dovrai veder l'inferno intero, Altro punto cruciale del poema è rappresentato dalla profezia del Chiabrera sull'arte del futuro, che lo induce a descrivere le caratteristiche dell'epoca moderna. “Sol
mira il tempo dal qual vieni tu Molta
bellezza del Creato, distrutto
tanto verde per dar passo il vostro
senso estetico che solo La Colombiade è composta di 2644 versi endecasillabi suddivisi in terzina a rima per lo più incatenata, la stessa metrica della Divina Commedia. |
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Chi è Francesco Vichi |
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Francesco Vichi è nato a Savona nel 1955. Diplomato
in Pianoforte al Conservatorio svolge attività musicale e didattica. Sono
in preparazione i volumi: |
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