Gildo Milano

Nebbia sulla Pedaggera

4° edizione!

Gildo Milano

"Nebbia sulla Pedaggera"

Ed. MAGEMA, Carcare (SV),
aprile 2005

pagg. 240

ISBN 88-89169-07-9

€ 16,00 + spese di spedizione

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Recensione tratta dalla rivista IDEA
a cura di Rebecca Sisti pdf

Intervista alla Fiera del libro di Torino scaricabile cliccando qui! (8.6 MB)

 

Nota introduttiva dell'Autore:

Se mi chiedono perché ho scritto “Nebbia sulla Pedaggera” mi sarà facile rispondere.
Credo sia utile fare maggiormente conoscere il contributo dato alla Resistenza dalle nostre formazioni autonome delle Langhe. Credo sia giusto fare qualcosa affinché le madri dei nostri mille e più Caduti non continuino a chiedersi perché i loro figli sono morti.
Credo sia doveroso rivendicare almeno per i Caduti il tributo di un ricordo; ché noi vivi il fatto nostro lo abbiamo già avuto coi processi, le calunnie, le diffamazioni.

Libri sulla guerra partigiana ne sono usciti parecchi ma, salvo il volume di Mauri uscito vent'anni fa, nessuno ambientato in queste Langhe che della guerra partigiana hanno sopportato uno dei pesi maggiori.
Queste nostre formazioni “senza mamma”, nel dopoguerra sono state gratificate, quasi con spregio, degli appellativi più diversi: badogliane, monarchiche, agnostiche, e questo perché non riflettevano un colore politico di parte. Eppure, quando è scoccata l'ora della verità, c'eravamo anche noi, e in molti.
In verità durante quegli anni, gli avvenimenti ci tenevano così occupati da levarci di testa ogni desiderio di svolgere un proselitismo di idee che non fossero quelle della libertà senza aggettivi e senza colori. Tanto è vero che oggi ci sentiamo rimproverare il nostro eccessivo 'attivismo'.
Molti di noi, come chi scrive, sono stati spogliati di tutto; hanno avuto gli studi e le carriere interrotte, poi si sono dispersi senza strepito e senza pretese.

E’ con molta amarezza che talvolta, leggendo con interesse e simpatia gli ottimi e spesso dotti e ponderosi lavori di scrittori giellisti e garibaldini, vedo sorvolare episodi che meriterebbero un po' più di attenzione, oppure ammettere a denti stretti e con molte riserve fatti che non possono comunque essere taciuti. Eppure abbiamo dato tutto senza chiedere nulla.
Non vorrei chiamare in causa la storia: eppure sarà proprio la storia, che ha bisogno di lunghe stagioni per scrollarsi di dosso la polvere della cronaca e delle polemiche, a dare il suo giudizio.

Il presente libro vuol essere una piccola pietra di quell'edificio che la storia costruirà secondo le regole che non saremo noi e nessun altro a determinare, a suggerire.
E’ il diario, senza ombra di compromesso, della lezione che ho imparato dalla realtà, da sentimenti non condizionati da calcoli politici, dai miei capi, da Mario Bogliolo prima di tutti, esempio costante di lealtà e di coraggio, di cui mi piace ricordare le parole: “I partigiani non hanno altra disciplina se non quella che li prepara alla libertà.”
Non ho frugato nei fondi dei documenti, né sfogliato accolte di giornali; ho ritrovato quel ragazzo di vent'anni che ero a quei tempi, mi sono limitato a registrare il suo discorso nudo, un rapporto di fatti e impressioni, badando più alla sintassi della verità che non a quella dei linguisti.

E’ diventato un libro perché l’hanno confezionato così. Non servirà come testo per i comizi di rivendicazione, tanto più che oggi i comizi non hanno più fortuna.

Il viaggio e il destino delle parole nel mondo sono ormai cose molto vaghe e incerte; ma il rapporto dovevo farlo ugualmente, per dimostrare che in questa Italia a molti piani - dove quasi tutto, dalle promesse miracolistiche ai discorsi politici ambivalenti, alle stesse denunce di scandali, funziona da tranquillante - sono ancora possibili le contestazioni e la buona disubbidienza.

Se un lettore, uno solo, sfogliando i miei capitoli riuscirà a comprendere il nostro spirito di quei giorni e il prezzo allora versato per una libertà oggi tanto amara, considererò ripagata la mia fatica di resistente ieri, e di renitente a un’assurda situazione, oggi.

G. M.

 

 


Chi era Gildo Milano

Gildo Milano fu insignito della medaglia d'argento al Valor Militare con la seguente motivazione:

"Giovane studente, combattente della lotta di liberazione, forniva ripetute prove di capacità e di valore assurgendo alla carica di comandante di brigata.
Alla testa dei suoi uomini si distingueva particolarmente mantenendo una posizione di ala nel corso di un duro combattimento. Sosteneva con bravura tre attacchi in forze, due volte contrattaccando con grande slancio. Completamente circondato, dopo lunga e sanguinosa lotta, riusciva ad aprire un varco e a riunirsi con i superstiti al grosso della sua divisione, dopo di avere, con eroica resistenza, pienamente assolto il compito ricevuto.
Passo della Pedaggera (Cuneo) 11-16 novembre 1944"