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Ivana Damilano “Il CUORE INQUIETO” Ed. MAGEMA, Carcare (SV), 2002 pagg. 64 € 8,00 + spese di spedizione |
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Prefazione redatta dalla Prof.ssa Renata Rusca Zargar Questo primo libro di Ivana Damilano inizia con una dedica (“A Mariella”) che è un po’ una prefazione dell’autrice stessa, un manifesto d’intenti, di idee: “La vita è una parentesi / in questo spazio infinito, / conta solo quello / che nella vita abbiamo condiviso.”. Infatti, il testo
si svolge in una osservazione intimistica del sé e del proprio esistere
nel mondo: vengono trattati con serietà asperrimi problemi dai quali
si comprende quanto l’autrice, che ha una profonda sensibilità umana,
si sia prodigata socialmente in prima persona. C’è ancora, dunque, un’innocente fiducia in un domani che sarà, forse, al di là di questa vita dolorosa, finalmente pace ed amore, uguali per tutti. Ma anche qui, su questa terra difficile, ella ci esorta con fermezza al mutamento: “Deponiamo le armi, gli odi e i rancori; / formiamo un unico grande paese.” Il ritmo è semplice, qualche rima riporta la trama alla cadenza della filastrocca, a sottolineare il peso e la leggerezza dei pensieri. Alcuni spunti sviluppano un pathos che non può non impressionare il lettore: “Portate le mie emozioni represse / sopra gli alti pioppi, / in cima ai monti e alle cascate. / Scendete lungo i fiumi, / liberatemi da questo dolore / muto e lacerante.” Così, come la poesia italiana della seconda metà del Novecento (alla quale ancora facciamo riferimento) si divide in tanti sentieri che, pur procedendo paralleli ed autonomi, qualche volta s’incontrano, Damilano ha un po’ il “ taglio” civile dei poeti neosperimentalisti ed il tono essenziale della linea lombarda, proprio come chi sa coniugare l’attenzione al privato con quella al sociale, adottando un linguaggio aperto alla comprensione delle moltissime persone che oggi cercano rifugio nella poesia. Ottimi, infine, i disegni di Francesca Cepollini e Paola Bruno: essi sanno interpretare l’interiorità della poetessa, nella complessità del suo impegno e della sofferenza dell’essere con la levità della speranza per il futuro. Non a caso, crediamo, una delle prime figure inserite (acquarello di Paola Bruno) mostra degli occhi che, mentre tutto sembra morire, sanno ancora guardare lontano. Prof.ssa
Renata Rusca Zargar |
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Chi è Ivana Damilano |
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