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Livia Zagnoni Bernat “STORIE DI VITA MINIMA” Ed. Tigullio, S. Margherita Ligure (GE), 2000 pagg. 120 € 8,00 + spese di spedizione |
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| Recensione apparsa sul n.61 de “La Nuova
Tribuna Letteraria”, anno XI, 1° trimestre 2001 pag. 48: "E’ la curatrice Anna Gentili a segnalarci quest’opera, nel suo piccolo un “best seller” essendo giunta alla quarta edizione per un totale di tremila copie, di un’autrice da anni apprezzata nel Savonese come poetessa. E questa sua natura originaria, documentata anche dalla silloge “Alle soglie dell’anima”, si ritrova benissimo anche nelle pagine in prosa, delineate con vivida purezza e grande concisione (in moltissimi casi i racconti non superano le due o tre facciate), attinte dalla memoria come da un pozzo limpido di esperienza e saggezza. Su tutto incombe, quasi
sempre, il dramma (spesso provocato dalle vicende belliche) visto e
percepito, però, come occasione per riaffermare la forza e il dono della
vita e per testimoniare quei valori antichi che, pur sempre più rari,
rappresentano l’unica certezza su cui fondare l’esistenza." |
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Chi è Livia Zagnoni Bernat |
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Pian piano, dietro quel suo sembrare una nonna da favola, scopriamo un carattere forte e deciso, osiamo dire “moderno”, dalle scelte coraggiose, portatrici di un femminismo ante litteram giocato decisamente sul personale, non sacrificato ma esaltato da una famiglia straordinaria: sedici bellissimi figli, alcuni biondi, altri castani, e un gruppo poderoso di nipoti e nipotini a segnare le giornate di allegro caos multicolore. Nasce a Savona, la Signora Livia, nel 1925. Città amata tantissimo, in ogni suo scorcio, persino nei piccoli particolari che ad un occhio poco attento possono sembrare inutili o superflui. E Lei la canta, da sempre, con amore, nelle sue poesie in lingua e in dialetto. Quando, dopo anni di scrittura silenziosa, quasi nascosta e pudica, viene convinta a partecipare a qualche concorso letterario (siamo nel 1974), vince fin da subito, e il suo nome inizia a farsi strada, in Liguria e altrove. I Suoi trascorsi non sono semplici: dopo aver lavorato una vita, in casa e in ufficio, in Tribunale e nel Cantiere Navale savonese, e aver cresciuto “la sua nidiata” (come ama dire), un’alluvione le cancella, di colpo, in una notte, i ricordi del passato, gli oggetti di casa, l’abitazione... e così oggi vive con la famiglia a Cosseria, in Valbormida, nell’entroterra savonese. La passione per la letteratura l’ha portata negli anni a coltivare la lettura di classici e contemporanei e ha incoraggiato la sua spontanea “vena lirica”: molti pensano che il successo del suo scrivere dipenda tanto da quella immediata spontaneità che caratterizza le sue opere, il pregio della semplicità. Ha vinto molti premi Livia Bernat, sia in campo nazionale che internazionale. Appaiono sue opere su antologie italiane e un suo saggio ha fornito materia per la tesi di laurea della Dott.ssa Benedetta Briano di Savona, ma sono soprattutto importanti le sue sei raccolte di poesie, pubblicate dalla “Ibiskos Editrice” di Empoli (FI) in due edizioni, dalla “Tigullio” di Marco Delpino di S. Margherita Ligure, dalla “Delfino Moro” di Albenga (SV). Con la Editrice Tigullio ha dato poi alle stampe i racconti “Storie di vita minima” usciti in prima edizione a gennaio 1999. Questo libro, riveduto e corretto, nel 2000 ha raggiunto le 3.000 copie e la quarta edizione. Adottato come libro di testo in sei scuole, dalle elementari alle superiori e ai licei, è uno strumento che si è rivelato importante perchè fa luce su un passato recente e ancora poco esplorato in Liguria. Il linguaggio semplice ma accattivante interessa e avvince tanto i ragazzi, che scoprono scorci della loro città e momenti del vissuto delle loro famiglie, quanto le generazioni più anziane, che si riappropriano, con malinconica complicità, dei ricordi di strade, piazze, negozi, viaggi in treno... e tutto ciò che ricorda loro una giovinezza che, in tanti casi, la guerra ha fagocitato, con il suo carico di rovina e distruzione. La particolarità del libro viene da
quel suo narrare visto attraverso gli occhi di una diciottenne che
non aveva nessuna intenzione di accettare quella realtà: una ragazza
che, il giorno della caduta del Fascismo, si stava divertendo felice
ad una festa e, perciò, quell’avvenimento, lo racconta così: “Il
tramonto tingeva di violetto il cielo e anche gli ontani sul fiume
sembravano di quel colore; poi furono d’un tratto neri e mi avvidi
che le prime stelle occhieggiavano in alto. (...) Seppi che era caduto
il Fascismo. Qualcuno, forse, aveva perduto la vita. Non potevo saperlo,
ma sentivo una pena oscura, quasi un presagio di altri dolori e incertezze. Qualcosa che aveva improvvisamente
mutato il corso della Storia era avvenuto in quelle ore che avevo
trascorso serenamente in compagnia. Qualcosa che mai avrei potuto immaginare:
stavo ballando...”. La forza della Vita contrapposta alla forza della Storia: è anche la forza di questo libro affascinante e probabilmente sta qui il fulcro del suo successo. |
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